Archivio mensile:Febbraio 2010

Biotech

Allarme Università di Verona: la Cina sarà presto in grado di clonare i nostri prodotti tipici. I freni alla ricerca sul Biotech in Italia.

“La forte accelerazione della Cina nella ricerca biotech, per cui le produzioni tipiche Made In Italy potrebbero essere perfettamente riprodotte a breve scadenza prepara drammatiche conseguenze commerciali per il nostro Paese”. Confagricoltura commenta così uno studio dell’Università di Verona, che avverte: “La Cina sta facendo incetta di genomi in giro per il mondo. L’obiettivo è chiaro: decodificare il genoma di un organismo significa comprenderne i segreti più profondi, porre le basi per la ricerca applicata, acquisire un vantaggio tecnologico e conoscitivo formidabile”. L’allarme sullo “shopping scientifico” cinese è stato lanciato durante la presentazione, in anteprima mondiale, del genoma sequenziato del primo vitigno autoctono: la Corvina, bacca tipica per la produzione di Amarone.

Secondo i due ricercatori del Centro di Genomica Funzionale dell’Università di Verona, Massimo Delledonne e Mario Pezzotti: “Il pericolo cinese è reale e andrà a incidere significativamente nei prossimi anni sul nostro export agroalimentare. È quindi necessario incrementare l’attività di ricerca presso i nostri centri di eccellenza e successivamente trovare le formule idonee per proteggere il DNA delle nostre tipicità”.


Il Beijing Genomic Institute, principale centro cinese di ricerca ha da poco annunciato di voler sequenziare 1000 genomi (500 animali e 500 vegetali) nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento statale di 100 milioni di dollari. L’Istituto ha già sequenziato il DNA del riso e del melone (ma anche il genoma del Panda, mentre sta lavorando su quelli dell’Orso polare e del Pinguino).

Secondo l’Università di Verona le ricadute di questa massiccia attività di ricerca biotech sul business agroalimentare è enorme: una volta in possesso delle “chiavi” della vita dei nostri prodotti, individuato il microclima ideale e adottate le nostre tecniche di produzione, il passo verso la concorrenza sui mercati mondiali, attuata “clonando” scientificamente il made in Italy è immediato.

“I freni posti all’innovazione biotecnologica e alla ricerca sugli Ogm si rivelano sempre più deleteri per la nostra competitività – sottolinea Confagricoltura – soprattutto ora che le produzioni tipiche italiane, su cui si vorrebbe far totale affidamento per la politica commerciale agricola nazionale, potranno essere duplicate da uno dei primi colossi economici del mondo”.

Cura dei tumori

CNAO Pavia, il Presidente della Regione: Modello per cura dei tumori

Una volta a regime, potrà curare circa 3.000 pazienti all’anno, per un totale di 20.000 sedute nelle tre sale di trattamento. Ha aperto oggi i battenti il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia, il quarto al mondo – dopo i due centri in Giappone (Chiba e Hyogo) e la sede tedesca (Heidelberg) – ad utilizzare questa nuova metodologia di cura, basata sull’azione di fasci di ioni carbonio e protoni, accelerati in un sincrotrone, in grado di colpire con maggiore precisione ed efficacia le cellule tumorali, soprattutto in alcuni tipi di patologia come sarcomi,
tumori pediatrici, al polmone, al pancreas, oculari, al cervello, al midollo spinale, ecc.
“Si tratta – ha detto il presidente della Regione Lombardia durante la cerimonia di inaugurazione alla quale hanno partecipato anche i ministri Ferruccio Fazio, Umberto Bossi e Giulio Tremonti e l’assessore alla Sanità – di una nuova straordinaria struttura, un punto di riferimento e un modello a livello internazionale, frutto della collaborazione di soggetti di primaria importanza, una sorta di ‘dream team’ che riunisce il meglio del pubblico e del privato in Lombardia”.
La Fondazione CNAO vede infatti, come fondatori, i quattro IRCCS pubblici lombardi e lo IEO, tra i partecipanti istituzionali, diverse Università (Politecnico di Milano, Università di Milano e Pavia) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e come partner Fondazione Cariplo.
“Con la giornata di oggi – ha aggiunto il presidente – diamo al nostro Paese un centro di assoluta eccellenza che può fornire nuove e concrete speranze a molti pazienti. E’ una tappa ulteriore del cammino costante di innovazione della nostra sanità, che nasce dalla collaborazione tra pubblico e privato, tra ospedale e territorio e che integra assistenza, ricerca, didattica e formazione”.
“Questa sempre maggiore integrazione tra i vari aspetti – ha detto ancora il presidente – è la frontiera decisiva per costruire una sanità sempre migliore, dare speranze ai malati e anche convogliare investimenti economici”.
Dopo aver ricordato la firma avvenuta la scorsa settimana in Regione per la nascita sempre a Pavia del più grande campus universitario d’Italia (nelle aree del San Matteo), il presidente ha sottolineato come questa sia la fase in cui giungono a compimento in Lombardia alcune grandi nuove strutture ospedaliere, tutte di nuova generazione “ospedali ariosi, spaziosi, in cui far sentire il più possibile a casa i malati” e di nuova concezione, dove “non è più il paziente a dover girare nei vari reparti ma è la struttura a ruotare attorno alle esigenze delle persone”.

Nanomedicina

Centro Europeo di Nanomedicina, parte la prima ricerca.

Lo sviluppo di nuovi materiali e nuove tecnologie per migliorare la diagnosi e la cura delle malattie neurologiche è l’obiettivo del primo programma di ricerca del Centro Europeo di Nanomedicina, la Fondazione promossa e finanziata da Regione Lombardia che riunisce 10 istituti di ricerca pubblici e privati di primissimo piano. La Fondazione, nata nel luglio 2009, ha appunto l’obiettivo di ricercare e sviluppare soluzioni innovative per la prevenzione, la diagnosi e la cura di patologie tumorali, cardiovascolari e neurologiche.
“Con l’attività della Fondazione per la quale abbiamo già investito 6,6 milioni di euro e l’avvio di questo progetto in particolare – ha detto il presidente della Regione Lombardia in una conferenza stampa – stiamo costruendo il futuro. Non a caso il settore biotech è considerato tra le 10 tecnologie che cambieranno il mondo e che sicuramente potrà rappresentare la forza economica del nostro Paese nei prossimi anni”.
“L’obiettivo – ha aggiunto – è dare vita la più grande hub europeo nel settore della ricerca biomedica. Dalla Lombardia parte un messaggio chiaro rivolto all’Europa: per far crescere l’economia e la società occorre promuovere la conoscenza e l’innovazione”.

Guiderà il progetto, attivato in collaborazione con l’Istituto Besta, il prof. Francesco Stellacci, docente al MIT di Boston e a Losanna, che lavorerà con il suo team di tre ricercatrici nel laboratori del Campus IFOM-IEO.


“Torna in Lombardia – ha commentato il presidente di Regione – uno dei nostri migliori cervelli”. Il presidente ha ringraziato Stellacci per la “disponibilità e l’entusiasmo con cui ha accettato questa nuova sfida”, ricordando di averlo conosciuto a Boston alcuni anni fa e di averlo già “catturato” nella rete di collaborazioni di Regione Lombardia. Nonostante la sua giovane età (è del 1973) Stellacci è già stato insignito di 12 premi internazionali. “Con questa importante iniziativa – ha proseguito il presidente – ha deciso di tornare in Italia e di mettere a disposizione il suo know how. Questo risultato testimonia la capacità di attrazione del nuovo Centro”. Il presidente ha sottolineato anche la “necessità della circolarità dei cervelli perché la conoscenza è un bene universale” e si è detto favorevole alla permanenza all’estero per alcuni anni dei nostri ricercatori così come l’arrivo in Lombardia e in Italia dei migliori ricercatori stranieri.
Dal canto suo, Stellacci ha parlato della “realizzazione di un sogno” e cioè quello di “svolgere una ricerca al livello più alto possibile in Italia”.
Sono intervenuti alla conferenza stampa anche Carlo Borsani (presidente della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano), Adriano De Maio (presidente della Fondazione Centro Europeo di Nanomedicina) e Ferdinando Cornelio (direttore scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano).

RICERCA IN LOMBARDIA – La nascita della Fondazione Centro Europeo di Nanomedicina si inserisce in una più ampia strategia di Regione Lombardia a favore della ricerca e dell’innovazione in tutti i campi, a cominciare da quello della salute. In Lombardia sono presenti 56 dipartimenti universitari delle facoltà di medicina, 17 Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (42% del totale nazionale), 47 istituti e 32 centri di ricerca e 11 centri di eccellenza nei settori delle biotecnologie, della genomica e delle nanotecnologie promossi da Regione Lombardia.
La Fondazione realizza pienamente l’esigenza di valorizzare l’eccellenza lombarda nel settore della ricerca:
– la Lombardia è la prima regione italiana per numero di addetti alla ricerca e sviluppo (37.149) e anche per spese intra-muros (3.623 milioni di euro);
– si spende più di un terzo degli investimenti nazionali dei 4284 brevetti italiani pubblicati dall’EPO nel 2007, 1.363 sono lombardi (36%)
– la Lombardia, con 78 companies, è il principale biotech cluster italiano.
Oltre alla nascita del Centro Europeo di Nanomedicina, Regione Lombardia sostiene la ricerca in tutti i campi. Tra le altre iniziative, il presidente di Regione ha ricordato la Città della salute che nascerà a nord di Milano, il rilancio del centro ricerche di Nerviano, lo sviluppo del parco scientifico internazionale CERBA e il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, inaugurato lunedì scorso a Pavia. A queste iniziative si aggiungono i bandi aperti per un totale di 128 milioni, i fondi specifici come il fondo Seed e il fondo Next e gli accordi di collaborazione con istituzioni nazionali e internazionali.

Il primo progetto di ricerca della Fondazione Centro Europeo di Nanomedicina si svilupperà lungo diverse linee di ricerca:
– Lo sviluppo di nanoparticelle magnetiche e fluorescenti capaci di agire come agenti di contrasto nelle tecnologie di diagnosi riguardanti condizioni neurologiche. Permetteranno, in altre parole, di ancor meglio evidenziare anche eventuali piccolissime anomalie nel funzionamento cerebrale.
– Lo sviluppo di nano materiali che agiscano da vettori per farmaci e, in particolare, di nuovi vettori per farmaci genetici per la cura del cancro. Ovvero di micro veicoli che trasporteranno all’interno del corpo umano il farmaco fino al punto dove si trova la cellula ammalata, rilasciandolo in modo programmato a seconda del fabbisogno terapeutico.
– La creazione di micro sensori in grado di rilevare quantità molto piccole di DNA, proteine, enzimi o peptidi nell’attività, importanti, in particolare nella diagnosi precoce.
– La creazione di materiali auto assemblanti e nano strutturati capaci di aiutare la medicina rigenerativa, ossia la ricreazione di organi danneggiati, specialmente connessioni nervose lesionate.

LA FONDAZIONE – La Fondazione “Centro europeo di Nanomedicina” nasce il 23 luglio 2009 dalla collaborazione di 10 centri di ricerca pubblici e privati lombardi con il patrocinio e il sostegno finanziario della Regione Lombardia:

– Fondazione IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare)
– Fondazione IRCCS “Ospedale Maggiore policlinico Mangiagalli e Regina Elena”
– Fondazione “Scuola Europea di Medicina Molecolare” (SEMM)
– Genextra S.p.A.
– Istituto Europeo di Oncologia” (IEO)
– Istituto Neurologico Carlo Besta
– Politecnico di Milano
– STMicroelectronics S.r.l.
– Università degli Studi di Milano
– Università degli Studi di Pavia

La Fondazione opera attraverso i suoi organi realizzando, promuovendo e sostenendo attività di ricerca, attraverso la stipula di convenzioni con enti pubblici e privati o la partecipazione ad altre associazioni, fondazioni, enti e istituzioni con obiettivi simili. Inoltre può promuovere e organizzare seminari, corsi di formazione, manifestazioni, convegni, incontri, oltre che gestire direttamente o indirettamente spazi e laboratori, istituire premi e borse di studio, ecc.

NANOMEDICINA – La nanomedicina è un settore di estremo interesse, da cui ci si aspetta un radicale mutamento in campo di diagnosi e cura nel prossimo futuro, su cui esistono competenze di base, scientifiche, tecnologiche e industriali all’interno della nostra regione. E’ basata sull’applicazione delle nanotecnologie alle discipline mediche, in particolare per gli esami diagnostici e la somministrazione di farmaci.
Con la nascita del Centro Europeo di Nanomedicina, potranno quindi essere sviluppate soluzioni avanzate per la diagnostica precoce e lo screening di massa per patologie tumorali e cardiovascolari, basate su analisi proteomiche, genomiche e metaboliche e per il rilascio controllato spaziale e temporale di terapie personalizzate.

Interazione tra uomo e macchina: il riconoscimento facciale

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Il riconoscimento del volto costituisce una delle tecniche biometriche più avanzate e allo stesso tempo più vantaggiosa: permettere a distanza di riconoscere l’identità della persona anche in contesti non-cooperativi. Il riconoscimento facciale e, più in generale, l’interpretazione automatica delle immagini da parte dei sistemi informatici sta assumendo negli ultimi anni un ruolo di rilievo per quanto riguarda le applicazioni nel campo dell’interazione e della multimedialità tra uomo e computer. Il riconoscimento facciale si distingue principalmente, tra le differenti tecniche di identificazione biometrica, per la non invasività del metodo che ne favorisce l’accettazione da parte dell’utenza. D’altra parte la necessità di estrarre informazioni utili dai dettagli anatomici e somatici del volto, che sono variabili nel tempo (età, aspetto, condizioni ambientali) e nello spazio (orientamento, espressioni, dimensioni del viso), comporta tuttora rilevanti difficoltà nella definizione di una tecnica valida universalmente. Il Face Recognition non è però solo legato alla sicurezza, svolge infatti un ruolo essenziale anche nelle relazioni interpersonali. Le espressioni facciali rappresentano una delle modalità in cui si manifestano i caratteri o le variabili sulle unità osservate (es. per lo stato civile: nubile, coniugato, divorziato; per l’età: 15,18,55,…). attraverso cui manifestiamo le emozioni, e riflettono inoltre altre componenti quali l’attività cognitiva, le intenzioni, la personalità e la psicopatologia di un individuo. Rispetto ai canali verbali e vocali, alcuni studi di tipo psicologico hanno poi mostrato che le espressioni giocano un ruolo considerevole nella comunicazione interindividuale per l’efficacia che queste hanno nel trasmettere un messaggio tra diversi interlocutori.