Ultra Trail: fra scienza e sport

August 26, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Eventi 

Si parlerà di Ultra Trail a Courmayeur l’11 settembre.

Infatti, in  occasione del Tor des Géants, primo endurance trail della Valle d’Aosta che percorrerà dal 12 al 19 settembre la regione lungo tutto il suo perimetro, sul tracciato delle alte vie numero 1 e 2, si terrà una giornata di studio, in programma sabato 11 settembre al Jardin de l’Ange di Courmayeur, su Ultra Trail, tra sport e scienza.
Il convegno medico, voluto dall’Assessorato regionale del turismo, sport commercio e trasporti e dall’Assessorato della sanità, in collaborazione con l’Azienda Usl della Valle d’Aosta e l’Università di Verona, intende affrontare il tema della resistenza fisica alla fatica e allo sforzo in ambiente montano, sulla scorta degli esperimenti realizzati l’anno scorso sui quattro volontari che hanno partecipato all’edizione zero del Tor e di altre esperienze simili.
Nella mattinata di sabato alla tavola dei relatori si alterneranno il Pietro Trabucchi, che ha partecipato all’edizione zero, e Federico Schena dell’Università di Verona, Guido Giardini e Marco Cavana dell’ambulatorio di montagna dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta, Maurizio Ferrini e Igor Angelini del Servizio di medicina dello sport dell’Usl valdostana. Il pomeriggio sarà invece dedicato in particolare ad informare gli atleti che dal giorno dopo si affronteranno nell’endurance trail sulle conoscenze pratiche emerse dalle ricerche effettuate.

Tegola fotovoltaica: funziona ma non si vede

July 14, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Energie alternative 

Nel quadro del programma Ue 2007/2013, alla voce “fonti di energia rinnovabili e alternative” si contano 528 milioni di euro di finanziamenti, parte dei quali destinati alla realizzazione di impianti fotovoltaici.

Non mancano quindi le risorse e, di conseguenza, le prospettive di risparmio energetico nonché economico, se si pensa che, secondo una previsione dell’assessorato all’Industria della Regione Siciliana, sarebbero oltre 2mila i posti di lavoro da impiegare nel settore. Quella del fotovoltaico è una realtà nuova che sembra avere tutte le carte in regola per affermarsi – a detta degli esperti – come un’alternativa valida per la produzione di energia, portando più benefici e che svantaggi. Ma c’è di più: data la criticità del territorio italiano (il 46% è sottoposto a vincoli storico-paesaggistici), l’integrazione architettonica del fotovoltaico diventerebbe indispensabile per il rispetto ambientale. A correre in aiuto arrivano le tegole fotovoltaiche, un sistema secondo cui la cella è inglobata all’interno dell’elemento architettonico, la tegola appunto, in modo da generare energia e non intaccare l’assetto estetico.

Se n’è parlato in occasione del seminario tecnico promosso dalla Fondazione degli Ingegneri di Catania, prevista nell’ambito dei seminari dell’innovazione rivolto all’aggiornamento dei professionisti: «Parliamo di una realtà divenuta ormai indispensabile – ha affermato il presidente della Fondazione Santi Maria Cascone – non può esistere progettazione che non ne tenga conto, soprattutto come soluzione alternativa nei centri storici, dove l’impatto visivo assume una rilevanza maggiore». Si tratta di un mercato in rapida crescita che mira a tagliare il traguardo di 3000 MW installati entro il 2016: «Il fotovoltaico integrato può sostituire del tutto il componente edilizio – ha sottolineato Mauro Spagnolo dell’Università La Sapienza di Roma – nonostante il costo sia maggiore di 1/3 rispetto al tradizionale. A tal proposito ritengo che sia compito dello Stato informare, incentivare, ponendo i giusti limiti normativi e qualitativi, e colmando il margine di differenza dei costi favore dei privati».

Dallo sgravio fiscale superiore, alle tariffe incentivanti al perfetto isolamento termico con cui si riducono i consumi per il riscaldamento e il raffrescamento: questi alcuni dei tempi affrontati nel corso del seminario, i cui lavori sono stati introdotti dal segretario della Fondazione Alfio Grassi. Sono inoltre intervenuti il segretario dell’Ordine degli Ingegneri etnei Aldo Abate, l’amministratore delegato e il capo area della Tegola Canadese spa, rispettivamente Fulvio Cappelli e Tommaso Pietropaolo.

Eventi naturali: questo il rischio per l’Italia

June 8, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Ambiente 

Un pericolo sparso su tutto il territorio, che vede particolarmente colpite le Regioni Trentino Alto Adige, Campania, Sicilia e Piemonte. Lo rileva il catalogo storico di eventi di frane e inondazioni realizzato dall’Irpi-Cnr di cui si è parlato nel Convegno organizzato dal Dipartimento terra e ambiente del Cnr in corso oggi a Roma e dove sono stati presentati anche le attività e i risultati degli studi Cnr sui rischi naturali

I problemi connessi al rischio idrogeologico diventano anno dopo anno più gravi e preoccupanti per il nostro Paese. E rappresentano un problema di grande rilevanza sia per il numero di vittime sia per i danni causati alle infrastrutture, come confermano anche i dati raccolti in un catalogo storico con informazioni di eventi con danni diretti alla popolazione dal 671 d.C e aggiornato dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr.

Se ne è parlato oggi a Roma, presso la sede del Cnr, nel corso della Giornata di studio ‘La ricerca del Cnr per il sistema nazionale di Protezione civile’ organizzata dal Dipartimento terra e ambiente (Dta) del Consiglio nazionale delle ricerche e a cui hanno partecipato tra gli altri il Presidente del Cnr, Luciano Maiani, il Vice Capo Dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis e Giuseppe Cavarretta, direttore del Dta-Cnr, oltre ai ricercatori del Cnr che si occupano di eventi catastrofici.

“Abbiamo utilizzato questo catalogo storico, unico nel suo genere”, “spiega Fausto Guzzetti, direttore dell’Irpi-Cnr, “per aggiornare le statistiche nazionali sulla probabilità che un evento di frana e inondazione causi un dato numero di vittime e abbiamo prodotto per la prima volta delle statistiche a livello regionale”.

Sebbene il pericolo frane e inondazioni colpisca un po’ tutto il territorio – dal 1950 al 2008 le vittime di eventi franosi in tutto il territorio nazionale sono state oltre 6380 e quelle delle alluvioni oltre 269, – le regioni più esposte sono il Trentino Alto Adige e la Campania.

Prendendo in considerazione gli ultimi 60 anni il Trentino si trova al primo posto per numero di vittime (675), dovute a 198 eventi franosi. In Campania 231 eventi con 431 vittime; sempre nello stesso periodo di tempo gli eventi franosi in Sicilia sono stati 33 con 374 vittime. Il Piemonte ha avuto 88 eventi franosi e 252 vittime. Un discorso a parte il Veneto dove, nel 1963, un solo evento (quello del Vajont) causò più di 1700 vittime.

Se si passa a considerare gli eventi di inondazioni le Regioni più interessate sono Piemonte (73 eventi alluvionali e 235 vittime); Campania (59 eventi e 211 vittime); Toscana (51 eventi e 456 vittime: un numero caratterizzato dalla inondazione dell’Arno del 1966) e Calabria ( 37 eventi e 517 vittime).

“Oltre a questo catalogo storico”, aggiunge Guzzetti,” abbiamo compilato un catalogo nazionale e stiamo lavorando a una serie di cataloghi regionali su eventi di pioggia che hanno prodotto frane: Ad oggi ci sono informazioni su 1025 eventi che serviranno per valutare la stima di soglia pluviometrica per l’innesco di movimenti franosi.

Nel Convegno di oggi è stato inoltre illustrato il contributo del Cnr nell’ambito dei più recenti eventi naturali catastrofici.

“Per quanto riguarda il terremoto avvenuto all’Aquila, per esempio, il contributo del Cnr”, spiega il direttore Giuseppe Cavarretta, “è stato utile per il Dipartimento della Protezione Civile che ha potuto contare sui ricercatori dell’Ente: “il giorno stesso del sisma eravamo già sul luogo e abbiamo immediatamente operato sotto il coordinamento della Protezione Civile”.

Il contributo tecnico-scientifico, poi, è stato utile soprattutto nella fase successiva al sisma per la localizzazione dei siti più idonei alla riedificazione. “Abbiamo fornito informazioni su come si sia modificata la topografia dell’area interessata”, continua il Direttore Dta-Cnr “e dati sulla microzonazione sismica al fine di identificare le aree più adatte alla ricostruzione degli edifici. Questo perché, come noto, esistono punti in una stessa area maggiormente soggetti al danno poiché rilasciano in maniera più violenta l’energia sismica accumulata dalle formazioni geologiche argillose che possono essere presenti nel sottosuolo”.

E anche per la recente eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull con il conseguente problema delle ceneri nei cieli europei il Dipartimento ha fornito la sua consulenza. Inoltre su un aereo dell’Aeronautica Militare si sta montando un’apparecchiatura in grado di ottenere misure dirette della densità di particelle di origine vulcanica in atmosfera per consentire alle Autorità preposte di decidere se si può volare oppure no sulla base di dati più attendibili rispetto ai modelli matematici fino ad ora utilizzati.

“Dal Vice capo del Dipartimento della Protezione Civile”, conclude Cavarretta, “è venuta una manifestazione di grande soddisfazione per il lavoro svolto e una sollecitazione a una ancor maggiore integrazione del Cnr nel sistema nazionale di protezione civile, sia per la mitigazione del rischio sia per la partecipazione alle operazioni nelle aree di emergenza”.

Il Cnr si fa valutare

June 8, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: cnr 

Per la prima volta la rete scientifica dell’Ente è stata sottoposta ad uno screening effettuato da valutatori esterni, con una rilevante componente internazionale. La valutazione media è risultata molto buona, come la capacità di attrazione dei fondi esterni

26 Panel composti da 150 scienziati, di cui 60 stranieri provenienti da istituzioni europee, hanno valutato la produzione scientifica e brevettuale, le attività di technology transfer, le infrastrutture materiali e le risorse di personale della rete scientifica del Consiglio nazionale delle ricerche del quinquennio 2004/2008.

Gli obiettivi della valutazione sono stati: individuare i punti di forza e di debolezza degli Istituti, al fine di potenziarli e di correggere eventuali carenze; giudicare l’opportunità della loro attuale collocazione all’interno dei Dipartimenti; vagliare possibili aggregazioni; stabilire un ranking di massima.

Il panel ha classificato la rete scientifica in due sezioni: A (Scienze, Medicina, Ingegneria, Economia), composta da 87 Istituti di 8 Dipartimenti, e B (Scienze Umanistiche, Sociali, Giuridiche), che comprende 20 Istituti di 3 Dipartimenti. I parametri utilizzati per la valutazione sono stati: le pubblicazioni, la promozione e diffusione scientifica e tecnologica, le attività editoriali, i brevetti (solo per la sezione A), le attività educative, i progetti e contratti e le infrastrutture.

La valutazione mostra come gli Istituti siano in buona salute sia dal punto di vista dei risultati scientifici ottenuti, sia da quello della capacità di attrazione dei fondi esterni. La valutazione media risultante dai Panel di area è infatti molto positiva: un punteggio di circa 73/100 per gli Istituti della sezione A e di 82/100 per quelli della sezione B. “La differenza tra questi due valori”, spiega il Panel generale, “non è significativa, essendo associata principalmente a differenze nel metro di valutazione”.

49 Istituti della sezione A (il 56%) e 8 Istituti nella sezione B (40%) si sono classificati con un punteggio pari o superiore alla media, mentre 20 Istituti della sezione A (ossia il 23%) e 12 Istituti della sezione B (33%) hanno ottenuto un punteggio finale, cioè dopo l’omogeneizzazione operata dal Panel generale, maggiore o uguale a 80, che li colloca in un’area che può considerarsi di assoluta eccellenza.

Particolarmente soddisfacente appare la capacità di attrazione di risorse esterne da parte degli istituti del Cnr (definita come rapporto tra fondi esterni e fondi totali, inclusi i costi del personale) che è risultata pari al 30% per la sezione A e al 17% per la sezione B. Si confermano quindi le indicazioni del VI e VII Programma Quadro dell’Unione Europea nei quali, come percettore di finanziamenti, il Cnr si è classificato al primo posto in Italia e al quinto a livello europeo (quarto, se si considera il numero di progetti approvati) tra gli Enti pubblici di ricerca dell’Ue.

“I risultati complessivi”, sottolinea Luciano Maiani, presidente del Cnr, “sono ampiamente positivi, in particolare quelli stilati dalla componente europea del Panel, che hanno evidenziato il livello internazionale dell’Ente. I panelisti stranieri sono rimasti sorpresi nel constatare lo stato della ricerca nei nostri Istituti: migliore di quella descritta dai giornali scientifici stranieri. I nostri Istituti hanno la capacità di svolgere un ruolo di leadership nel campo della ricerca italiana e questa valutazione sarà un’importante base di partenza per pianificare le strategie future e un incentivo per i soggetti finanziatori (Ministeri, Regioni e imprese) a investire nel Cnr”.

Nelle proprie conclusioni, il Panel generale ha espresso l’opinione che venga riaffermato il ruolo del Cnr come motore della ricerca nazionale, promotore di interventi in settori strategici che coinvolgano anche Università e organizzazioni industriali e territoriali.

Dal punto di vista operativo ogni Istituto è stato valutato da due o tre Panel distinti. “Nei due terzi la valutazione dei diversi Panel di Area differiva di meno del 20% e per questi casi si è provveduto semplicemente a fare la media aritmetica”, spiega Gianfranco Chiarotti, Professore emerito dell’Università di Roma Tor Vergata e coordinatore del Panel generale. “Per il terzo rimanente il Panel generale, dopo aver esaminato la documentazione e ascoltato i coordinatori dei Panel coinvolti, ha stilato la valutazione finale, accompagnandola con una breve nota esplicativa”.

L’eterogeneità disciplinare “ha comportato una certa difficoltà comparativa specie tra aree culturali diverse”, conclude il prof. Chiarotti. “Per questo, nella relazione finale, gli Istituti sono stati ordinati per Dipartimento, dove le affinità scientifiche permettono una migliore valutazione comparativa”.

L’esame ha messo infine in evidenza il problema del sostegno alla ricerca di base, per la quale il Panel generale suggerisce di ricorrere, almeno inizialmente e nelle aree riconosciute come prioritarie, al sistema degli overhead: cioè al prelevamento di una parte degli introiti ricavati dai contratti esterni. Tale sistema è largamente diffuso a livello internazionale e ha dato in generale ottimi risultati.

La Relazione finale del Panel generale e le considerazioni da parte del Consiglio di amministrazione sono consultabili all’indirizzo

http://www.cnr.it/sitocnr/IlCNR/Attivita/ValutazioneIstituti.html

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